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Alcuni rifiuti inerti sono stati sequestrati a Mariglianella, in provincia di Napoli, all’interno del terreno di proprietà di Antonio Di Maio, padre del vicepremier e ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico, Luigi. Il materiale è stato sottoposto a sequestro da parte della Polizia municipale del piccolo comune, in corso Umberto al civico 69. “Dopo una denuncia giornalistica, è stato fatto un sopralluogo iniziato lunedì mattina, quando non è stato possibile entrare perché non erano presenti i proprietari. Sono stati convocati e stamattina è stato fatto il sopralluogo e sono stati accertati dei manufatti abusivi”, ha detto a Sky TG24 il sindaco di Mariglianella Felice Di Maiolo a proposito degli accertamenti della Polizia Locale all’interno di un terreno di proprietà del padre e di una zia del vicepremier. “Inoltre – ha continuato il sindaco – è stato rilevato l’abbandono di rifiuti su tre piazzole e anche su questo è stato fatto un sequestro. Tutto sarà notiziato alla Procura della Repubblica nelle prossime ore”. Ovviamente, sarà poi la magistratura a valutare la consistenza penale delle indagini e ad avviare la relativa procedura.

Luigi Di Maio a Bruxelles si dice tranquillo…

Luigi Di Maio si dichiara tuttavia “assolutamente tranquillo”, dopo la notizia del sopralluogo disposto dal sindaco di Mariglianella. Parlando con i giornalisti a Bruxelles, risponde a chi gli chiede se si senta politicamente tranquillo dopo il sequestro avvenuto questa mattina in terreni di proprietà del padre. “Per quello che ne so io – ha aggiunto – c’è stato questo sopralluogo da parte dei vigili urbani di Mariglianella, comune in provincia di Napoli, nella campagna di mio padre dove sono stati posti sotto sequestro dei materiali come secchi, bidoni, una carriola, dei calcinacci e un telo in plexiglass per coprire materiali. Si stanno facendo accertamenti sugli edifici, sono terreni di mio padre e di sua sorella che vive al nord. Tutto quello che si dovrà fare lo faranno, io sono qui e cerco di lavorare per gli italiani”, ha concluso Di Maio.

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La tragicomica vicenda delle card per il reddito di cittadinanza. Di Maio: le stiamo già stampando. La sottosegretaria all’Economia conferma. In tv, dinanzi a milioni di spettatori, una bugia colossale

E mentre a Bruxelles il vicepremier fa il giro delle sette chiese e dei Commissari per spiegare lo straordinario “cambiamento” operato con la legge di Bilancio – con quali risultati si vedrà già nei prossimi giorni – un’altra tegola pare essere caduta sul suo capo, quella della stampa delle card relative proprio ai futuri percettori del reddito di cittadinanza. Nella capitale della Ue, il vicepremier ha dunque tentato una “mission impossible”: far quadrare il cerchio della Manovra, che stando ai responsi di tutte le istituzioni nazionali (dall’Ufficio parlamentare di bilancio alla Corte dei Conti) e di quelle internazionali, pare del tutto non quadrabile. Insomma, quale sarà il destino della Manovra resta un mistero. Così come resta misteriosa l’azienda che si occuperà della stampa di ben 5 milioni e mezzo di tessere per i pagamenti. Qui davvero la questione è comica, se non fosse una tragedia giocata sulla pelle dei poveri. Lo stesso Di Maio aveva annunciato, trionfalmente, durante un’intervista a DiMartedì con Giovanni Floris che le card erano in fase di stampa. Ma aveva mantenuto la riservatezza sull’azienda produttrice e in base a quale decreto di assegnazione. Il giorno successivo, mercoledì, la viceministra all’Economia, Laura Castelli, incalzata da Lilli Gruberl, lo aveva confermato, senza tuttavia precisare né il numero preciso, e neppure quale fosse l’azienda.

La vicenda in Parlamento. La Castelli rifiuta di rispondere e a due deputati Pd viene impedito di vedere le carte al Mef (non ci sono?). La conferma di una bugia per la quale in altre democrazie ci si dimette

La vicenda viene portata nel dibattito in Commissione parlamentare Bilancio dove è in corso l’esame della Manovra. E si scoprono due verità: non esiste alcuna commessa per la produzione delle tessere e non può esistere alcun tipo di commessa, perché manca la legge istitutiva del reddito di cittadinanza. Luigi Marattin, capogruppo Pd in Commissione Bilancio racconta e pone degli interrogativi: “In commissione abbiamo chiesto alla sottosegretaria Castelli di darci conto delle affermazioni fatte ieri sera a ‘Otto e mezzo’: chi sta stampando i 5,5 milioni di card per il reddito di cittadinanza e in forza di quale atto normativo, visto che non c’è nessun atto (non dico approvato, ma persino presentato) che spieghi che cos’è. La sottosegretaria si è rifiutata di rispondere e, onestamente, ci chiediamo: è questa la trasparenza con cui il M5S ha legittimamente suscitato tante speranze in larga parte dell’elettorato? Dove credono di essere questi, al bar?”. Ora, non rispondere al Parlamento su dichiarazioni rilasciate da parte di un esponente dell’esecutivo è un atto offensivo per l’istituzione democratica per eccellenza. Ma c’è di più, a proposito delle offese alla democrazia parlamentare. Altri due parlamentari del Pd si sono presentati al Mef, Ministero dell’Economia e Finanze, chiedendo di visionare i documenti relativi alle card per il reddito di cittadinanza. Sono stati costretti ad attendere per più di un’ora fuori dal palazzo, e quando sono entrati non hanno potuto visione nulla perché nulla era stato fatto sul tema. I due deputati, Morani e Nobili, raccontano in una nota: “L’unica soluzione è restare qui dentro finché non ci sarà permesso di visionare l’atto con cui Di Maio ha dato mandato di stampare le tessere per il reddito di cittadinanza, una misura che comunque al momento non esiste. Il sospetto che quella delle tessere sia l’ultima e più vergognosa delle bugie che Di Maio si è inventato per prendere in giro le persone in difficoltà, è sempre più forte. Presto sapremo se non è un sospetto ma una certezza”, concludono i due deputati Pd. Il finale lo scrive lo stesso Di Maio ancora da Bruxelles, una vera e propria retromarcia che conferma le bugie dette in televisione a milioni di spettatori, bugie per le quali in altre democrazie ci si dimette.

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In tarda serata Di Maio annuncia: “Ho dato ordine al mio staff di lavorare con Poste”. E a quale titolo, senza una legge? Siamo al paradosso tragicomico

Ebbene, afferma Di Maio, sempre da Bruxelles, incalzato dalle domande dei giornalisti: “Nessun giallo sulle tessere. Già da due settimane ho dato ordine al mio staff di lavorare con Poste per avviare il sistema del reddito di cittadinanza, e questo include anche le tessere. Non c’è nessun giallo”. Quindi, ricapitolando: le tessere non ci sono mai state, ma sono state spacciate come già fatte; esiste un apparato tecnico attorno al ministro che “lavora con Poste” prima ancora che venga effettuata una decisione sul tipo di gara pubblica da espletare per l’assegnazione dell’appalto, alla faccia della trasparenza; Poste Italiane sono le vittime in questo caso di ennesima mala informazione. Ed ora diranno che tutto ciò è effetto di un “linciaggio nediatico”, come già si è affrettato a twittare “l’amico e collega di governo” Matteo Salvini. Una spiegazione chiara viene dall’economista Marco Leonardi: perché ”Poste provveda alla stampa delle tessere serve un testo normativo sul funzionamento della misura che stabilisca a nome di chi Poste ha il mandato a procedere”, spiega Leonardi. ”Ci vuole dunque una legge ed escludo che ci siano i tempi tecnici perché l’intervento possa partire in tempo per le elezioni europee di maggio”. Inoltre, osserva Leonardi, ”le domande per il reddito andrebbero presentate all’Inps, al quale tocca stabilire se il richiedente risponde ai requisiti richiesti, e se anche si iniziasse oggi, le risposte dell’Istituto di previdenza non arriverebbero prima dei prossimi sei mesi”. Inoltre, incalza l’economista, ”vanno riformati i centri per l’impiego, ecco perché questa misura non può essere attivata entro la primavera”. Forse, ipotizza Leonardi, ”manderanno le tessere a casa alla gente, senza che venga presentata la domanda, sulla base di informazioni che hanno già… Una cosa mai avvenuta prima: sarebbe come buttare i soldi dall’elicottero”, con il relativo ”rischio -conclude- di abusi o danni erariali”.

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E sul governo gialloverde si scatena l’ironia amara del quotidiano Le Monde

“In Italia una coalizione unita solo dinanzi all’Europa”: questo il titolo di un articolo che il quotidiano francese Le Monde consacra oggi al nostro Paese. Per il giornale parigino, “Matteo Salvini e Luigi Di Maio hanno istituito una inedita modalità di funzionamento, fatta di costanti frizioni, minacce di spaccature e riconciliazioni, al punto da dare l’impressione di passare più tempo a sorvegliarsi che a governare. Il solo tema sul quale le due componenti di questo governo atipico sembrano progredire insieme è quello delle relazioni con Bruxelles, che sono pessime”. “In fondo – sottolinea Le Monde – è solo dinanzi all’Europa che quei due riescono ancora ad essere d’accordo”. Per il giornale, inoltre, dopo aver “progredito assorbendo buona parte dell’elettorato della destra moderata, Matteo Salvini, sembra ormai recuperare elettori dal suo alleato di governo. Non ha dunque alcun interesse ad arrivare a una rottura, preferendo prendere il tempo di spingere il suo partner all’errore. Anche se, nel frattempo, l’economia reale è sull’orlo della paralisi”. Anche Le Monde fa parte di quei cospiratori che si annidano nelle redazioni giornalistiche e che costruiscono il complotto contro il governo Conte?

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